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| foto tv.zam.it |
Il programma in questione insiste nel proporre alle mamme l'uso del "Metodo Estivill" che prevede rituali precisi e rigidi per "far addormentare il piccolo" con il minimo stress per i genitori (sicuri? e i sensi di colpa?): durante i pianti serali e notturni in cui i bimbi ricercano attenzione e contatto esse vengono lasciati senza conforto finchè, stremati, si addormentano.
E' un metodo senza alcuna base scientifica che va anzi contro i bisogni innati e fisiologici dei neonati e dei bambini.
Il pianto è per i neonati uno dei primi e principali mezzi di comunicazione con i genitori, attraverso esso i piccoli manifestano fame, dolore, frustrazione, collera e desiderio di attenzione. E' quindi una reazione che deve esserci e che in caso contrario dovrebbe essere indagata per capire cosa impedisce ai cuccioli di esprimersi e comunicare. I genitori, attraverso il pianto, iniziano a conoscere bene i loro bimbi, riconoscono i motivi che portano al dover comunicare usando questo mezzo e sanno così soddisfare i bisogni e le necessità reclamate.Come consolare? Con il contatto, l'affetto, la presenza, portando addosso i piccoli, offrendo loro il seno come consolazione, organizzando uno spazio di sonno condiviso. Basta poco sforzo e tanto amore.
Ragioniamoci: i bimbi hanno istintivamente bisogno dei genitori, di sentirli vicini, attivi e presenti. Come tutti i portati attivi possiedono antichi riflessi grazie ai quali sono "predisposti" per essere
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| foto Vitadimamma.com |
-Riflesso di Moro: improvvisa apertura delle braccia quando si
appoggia il neonato supino in modo un po' brusco o rapido. Il neonato
fa un sobbalzo, estende le braccia allargando mani e dita e
successivamente le piega come per abbracciare il corpo materno.
-Riflesso di prensione palmare: si fa scivolare un oggetto, solitamente allungato (un dito) lungo il palmo della mano. Di istinto i neonati stringeranno la dita formando il pugno.
Per i primi mesi è un riflesso che potete verificare anche sui piedini!
Il contatto è naturale, umano.
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| foto oumimome.blogspot |
E allora perchè non sperimentare il sonno condiviso: permette
ai cuccioli di sentirsi al sicuro e alle mamme di non doversi
alzare spesso di notte, ma essere comode durante l'allattamento
notturno e i momenti di consolazione. E' una coccola anche per i genitori...atto di amore e serenità che spesso sono proprio le
mamme a non voler lasciare!
Crescendo i piccoli sentiranno pian piano la necessità di indipendenza, ma ciò accadrà tanto più fisiologicamente quanto più avranno sentito che la mamma c'è e li sa rassicurare nel momento del bisogno.
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| foto blisstree.com |
Le mie proposte per una condivisione piacevole della crescita
mamma-papà-bimbo:
-portare i piccoli con le fasce (supporti non strutturati) sia in casache all'aperto
-sonno condiviso nel lettone o in un side-bed, espansione del matrimoniale
-allattamento al seno fino ai 24 mesi e oltre
-coinvolgimento dei piccoli nelle attività quotidiane attraverso il gioco
Letture consigliate:
"Facciamo la nanna" Honegger Fresco Grazia
"E se poi prende il vizio?" Alessandra Bortolotti




