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venerdì 22 novembre 2013

IL MIO PRIMO PARTO PODALICO

Parto podalico. Si, parto vaginale podalico. Con il sedere, non con la testa.
Tre anni di studio in Università e mai nessuno ci aveva ventilato l'ipotesi che si potesse SCEGLIERE di far nascere naturalmente il proprio piccolo e accantonare l'idea del cesareo a tutti i costi.
Quando, cambiando ospedale e Regione, mi hanno chiesto "da voi li assistevano i secondi figli podalici? qui si!" uno scintillio mi ha illuminato.
Non penso che il parto naturale sia da imporre o da preferire sempre al taglio cesareo, ma in alcuni casi e in situazioni di sicurezza vale la pena provare.


Le linee guida indicano che il parto vaginale podalico ha un rischio maggiore di mortalità e morbosità materno/fetale rispetto al taglio cesareo. E' altrettanto vero che gli operatori della nascita (ginecologi e ostetriche), soprattutto le nuove leve, non sono stati correttamente istruiti sulla modalità di assistenza ad un parto vaginale di questo tipo.
Alcuni di noi non hanno mai fatto pratica nemmeno su un manichino.
Nessuno si prende più la responsabilità di informare la donna di questa possibilità e di lasciarla libera di scegliere.
Mi sembra un po' un cane che si morde la coda...meno parti podalici (inevitabile processo cominciato circa 30-40 anni fa con il parto affidato alla tecnologia e medicalizzato), più inesperienza, maggiore rischio di sbagliare, maggiore mortalità/morbosità, sempre meno parti podalici.
Da considerare poi le motivazioni per cui un bimbo sceglie di posizionarsi così: spesso se ci sono problematiche e patologie esse sono la causa della posizione, non la conseguenza del parto.
E allora diventa davvero raro trovare un'equipe in grado di assistere ad un parto del genere in sicurezza.
L'ho trovata. E ho potuto vedere il mio primo parto podalico vaginale. Di una semplicità e linearità indescrivibile. Naturale. La donna, informata, ha scelto coraggiosamente di prendere questa strada e mi ha regalato consapevolezza: partorire così si può. Davvero.
Non è qualcosa da vedere solo in filmati datati o in video di parti a domicilio di Paesi lontani.
Questa mamme era felice, serena, sostenuta e accompagnata anche dal suo compagno.
Ha abbracciato subito il piccolo e non ha mai chiesto il cesareo durante il travaglio. Una scelta consapevole e convinta.

Mi piace che questa equipe di professionisti sia guidata da qualcuno che abbia voglia di insegnare e creda nella forza delle madri e del loro corpo.
Recuperare anche questa parte del sapere ostetrico è importante per avere i giusti strumenti e lasciare libertà di scelta o comunque saper garantire sicurezza nelle urgenze.

Partorire così si può.
Con la consapevolezza, certo, che qualcosa potrebbe andare storto. Ma d'altronde non è sempre così?

venerdì 15 novembre 2013

IL DOLORE NEL PARTO FISIOLOGICO: SCOPI E RISORSE

C'è chi dice che non abbia senso nella nostra epoca provare dolore partorendo. Che con tutte le tecnologie e i farmaci di cui disponiamo sarebbe assurdo scegliere di non utilizzarne.
I dolore fisiologico e naturale del travaglio e del parto però non è come tutti gli altri provati durante la vita.
Una neomamma non riuscirà a paragonarlo a niente altro. E non perchè non esista dolore più forte, ma perchè nessuno possiede uno scopo, nessuno coinvolge tutto il corpo producendo cascate di ormoni che permettono di fluire verso la nascita, nessuno ha questa caratteristica che invade come le onde e poi lascia tempo per l'estasi e il riposo.

E' un tassello importantissimo per favorire il processo di separazione che porta alla nascita, stimola l'istinto, indica la via migliore per il giusto posizionamento del cucciolo e protegge la donna da lacerazioni importanti.

Le componenti qui sono più che mai fisiche e insieme psicologiche:
-c'è il dolore che nasce dalla pancia, quello dovuto alla pressione e allo stiramento di tessuti e nervi connessi all'utero. Percepito nella parte bassa della pancia e allo stesso livello sulla schiena, come una fascia. Con le prime contrazioni sembrerà di tornare con la mente al ciclo mestruale, dimenticato da nove mesi.
-c'è il dolore che nasce dai pensieri e dalle esperienze, condizionamenti culturali, paure, schemi prefissati. Il travaglio è un momento dove questioni irrisolte saltano fuori e possono aumentare la percezione del dolore fisico, producendo istintivamente automatismi di chiusura e rifiuto. Dopo una preparazione durante la gravidanza che abbia permesso a tutti i dubbi di venire a galla, il cervello sarà invece di aiuto, tutto andrà bene, il corpo saprà cosa fare, il vostro bimbo vi guiderà; il parto potrà essere un'opportunità per liberarvi e rinnovarvi.

In aiuto della mamma ci sono tanti fattori esterni: essi sono uno stimolo, un punto di riferimento per sviluppare le risorse interne della mente e del corpo.
Mi piace raggrupparli e collegare ad essi un elemento, penso che ogni mamma scelga poi al momento, istintivamente, quello a lei più affine.
-AROMI ed ERBE - TERRA
-MASSAGGI, MOVIMENTO e DANZA - FUOCO
-MUSICA e CANTO - ARIA
-BAGNO o DOCCIA - ACQUA
-VISUALIZZAZIONI - PSICHE
Tutti questi stimoli sono attivabili e realizzabili anche grazie alle figure che guidano la donna alla ricerca delle sue risorse: il partner e l'ostetrica.
Anche il futuro PAPA' ha un ruolo fondamentale che non sta tanto nel "fare" qualcosa di particolare.
Spesso l'uomo si sente impotente di fronte al dolore provato dalla compagna: abituato ad essere attivo si trova spiazzato nel non poter fare nulla, inizialmente potrà sembrargli di essere uno spettatore.
E' un partecipazione passiva: rimane nell'esserci, essere presente per proteggere, stare-con, sia durante il momento del travaglio accompagnando la donna e vivendo con lei la dinamicità del parto, ma anche come ponte di comunicazione con le persone esterne (parenti, amici, operatori, ...). Il travaglio in coppia è importante per l'equilibrio sessuale e per questa partecipazione che gratifica anche l'uomo: sente davvero "suo" questo nuovo bimbo, sente di aver avuto una funzione importante nell'atto della sua nascita.

E poi l' OSTETRICA. Lei c'è. Anche lei accompagna, osserva, rimane accanto e sostiene. Custodisce la nascita.
Nei momenti di sconforto e paura vi riporta al corpo e all'istinto, guidandovi nella serenità. Conosce e sa quando intervenire. E' una figura di fiducia, un'ancora sulla quale si può sempre contare, dalla quale non si può essere tradite.

La donna trova così in queste due figure un sostegno eccezionale che stimola le sue risorse interne.

Quello del parto è un dolore che fa evolvere, che permette di portare alla luce e dare la vita.
Assistendo le donne cresce in me la curiosità di sperimentarlo e di conoscere come cambierà il mio essere Ostetrica.